Una piuma di falco rosso per Cavallo Pazzo.

scritto da Fringuello
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Testo: Una piuma di falco rosso per Cavallo Pazzo.
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Una Piuma di falco per Cavallo Pazzo.

 

I primi americani in realtà non avevano la pelle rossa però si spalmavano addosso un emulsione argillosa per proteggersi dal gelo delle notti e degli inverni della prateria.

La loro società era basata sulla caccia al bisonte.

 Da questo possente animale ricavavano tutto ciò che a loro serviva: pelli per le tende e per il vestiario, carne che a parte i primi giorni dopo la caccia veniva affumicata e fatta seccare e grasso che unito a varie spezie si conservava per l’inverno.

 

Dapprima era un impresa molto faticosa cacciare il bisonte armati di solo arco e frecce e per di più a piedi, ma trovarono un sistema:nella pista in cui doveva passare il bisonte erigevano dei muretti a secco della forma simile ad una v o similmente con tronchi d’albero e al riparo degli sbarramenti scagliavano le frecce nell’unica parte vulnerabile dell’animale, all’altezza della spalla, così da raggiungere il cuore.

La caccia divenne più facile quando per la prateria si diffusero i branchi di cavalli, provenienti dai primi insediamenti spagnoli, che trovarono nella prateria un ambiente molto favorevole alla riproduzione.

Gli “indiani” in breve tempo ne addomesticarono quelli che servivano e impararono a cavalcarli magistralmente.

 Molto più tardi durante le guerre con i washicu ( i bianchi) ,un alto esponente dell’esercito degli Stati Uniti ebbe a definirli onestamente i migliori cavalleggeri mai visti.

Quando poi ebbero a disposizione dei fucili, portati dai primi mercanti bianchi, la caccia divenne ancora più facile,però mai veniva ucciso un solo bisonte in più di quel che serviva, per loro era un animale sacro.

 Nella loro mitologia si parlava del grande bisonte bianco all’origine di tutto e che veniva onorato nelle cerimonie sacre assieme al Dio creatore e agli spiriti degli antenati.

Ma veniamo alla nostra storia.

 Dopo la guerra d’indipendenza la pressione della popolazione bianca si fece sempre più forte e molto rapidamente invase quella che dai tempi dei tempi era la terra degli indiani che sia detto per inciso non si consideravano padroni di essa ma ospiti di un ambiente sacro da trattare con il dovuto rispetto.

Infatti praticamente in tutte le nazioni indiane a parte i Navajo che erano agricoltori e pastori, il concetto di proprietà privata era sconosciuto.

Ogni giorno che passava i popoli indiani venivano ricacciati sempre più ad ovest (west), massacrati e costretti in territori sempre più limitati e sfavorevoli alle condizioni di vita (riserve).

 

Al di la del Missouri e in prossimità delle blackhills (colline nere) sacre agli indiani perché si diceva vi risiedesse il Grande Spirito, stavano i Lakota Sioux che come le altre nazioni indiane non erano restati imbelli ad osservare lo straripare dei bianchi.

Tanto da riuscire a strappare al governo di Washington un trattato che riconosceva loro un vasto territorio che includeva le blackhills.

Il trattato diceva “finchè i fiumi scorreranno e l’erba crescerà”.

Mai parole furono più mendaci. Di li a poco venne scoperto l’oro nelle colline sacre. Si scatenò una vera e propria invasione a cui seguì una guerra senza tregua.

È qui che incontriamo uno degli indiani più noti nella storia del west: Cavallo pazzo.

Nella sua prima gioventù egli aveva avuto modo di vedere fino a che punto arrivasse la ferocia dei washicu essendo sul posto al momento del massacro di Sand Creek, dove furono sterminati oltre seicento indiani, di cui la maggior parte donne , vecchi e bambini.

In quell’occasione riuscì a scampare miracolosamente e giurò che non avrebbe dato tregua all’uomo bianco.

Tornato al suo villaggio Lakota, raccontò tutto ai suoi e cominciò molto seriamente la sua preparazione di guerriero.

Dopo qualche anno, superata la prova di dolore e sangue per diventare guerriero, chiese all’uomo della medicina del villaggio cosa dovesse fare.

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E così il giovane, il giorno dopo, si incamminò senza cibo ne acqua nella parte più arida del territorio.

Dopo due giorni svenne per l’arsura e la debolezza, e sognò: una voce gli diceva<< tu sarai grande fra i sioux, il tuo nome verrà pronunciato con paura dai nemici. Nessuna freccia o pallottola potrà ferirti finche tu rispetterai queste regole: non avrai copricapi fastosi, il tuo unico ornamento sia una piuma di falco rosso-di ciò che conquisterai in battaglia non prenderai niente per te-colora un fulmine sul tuo petto e sul tuo cavallo>>.

Fra i sioux c’era il capo e per le battaglie c’erano tre o quattro capi di guerra che dirigevano i conflitti nel loro svolgersi. Per il suo valore egli fu presto un capo di guerra.

Fra le sue vittorie la sconfitta degli Arapaho che ammirati dalla sua perizia in guerra chiesero di stipulare un alleanza con i Sioux, poi la sconfitta dei Crow che erano invisi a tutti perché facevano gli scouts per le giacche blu. Poi a seguito di un altro massacro ad opera dell’esercito guidò un azione di rappresaglia uccidendo 80 giacche blu.

 

Alla fine ci fu il fatto che lo fece ritenere il nemico pubblico numero uno in tutti gli States: la battaglia di Little Big Horn dove l’esercito statunitense fu annientato.

Lo scontro vide in campo il 7°cavalleria USA con 647 effettivi divisi in più compagnie.  Alla fine rimasero degli jankees 268 morti e 36 feriti sul terreno, mentre degli indiani 55 morti e 160 feriti. Alla battaglia parteciparono oltre 900 guerrieri nativi americani, fra Lakota Sioux, Arapaho e Cheyenne.

Era il1876 quando il generale George Armstrong Custer terminò definitivamente di attaccare villaggi indiani indifesi facendo strage di donne, vecchi e bambini.

Per gli Usa la peggior sconfitta mai subita nelle guerre indiane, e assolutamente da vendicare.

Delle 5 compagnie al diretto comando del generale Custer, non rimase un solo uomo a raccontarla.

 

Cavallo Pazzo, Sempre si attenne alle regole della visione. Ma i bianchi avevano altre carte nel mazzo: nel giro di un anno furono sterminati tutti i bisonti, portando la tribù alla fame, poi due inverni particolarmente rigidi che completarono l’opera.

 Per fornire viveri gli washicu chiesero in cambio che egli si consegnasse. Per il suo popolo lo fece, e qui finì la sua parabola trafitto alle spalle con una baionetta da una giacca blu.

Le sue ultime parole furono: dite al mio popolo che non potrò più aiutarlo.

Di una cosa siamo contenti: che non dovette subire l’onta della prigione.

Ora il suo spirito vola a guardia delle colline nere.

Infatti chi si avvicina alle Black hills osservando attentamente, ancora oggi potrà vedere un falco, che instancabilmente, fa dei larghi giri al di sopra delle montagne sacre ai Lakota Sioux.

 

 

Una piuma di falco rosso per Cavallo Pazzo. testo di Fringuello
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